giovedì 30 gennaio 2014

dalla conferenza del Prof. Bersanelli: "Scopo della scuola è l'educazione della persona"




"La scuola è un aspetto fondamentale dell'educazione, un aspetto nel quale mi trovo ora a entrare quasi all'improvviso. Ma la prima necessità, credo, è non dare per scontato che noi si abbia coscienza della portata del fenomeno educativo in quanto tale, di che cosa voglia dire educare un essere umano.
Si tratta veramente di accompagnare una persona, un essere umano a realizzare se stesso come uomo. Senza questo processo che chiamiamo educazione, senza questa traiettoria del soggetto è come se l'uomo non arrivasse a compiere la propria natura fino in fondo. Pensavo proprio ieri come nella natura, tra gi esseri viventi, l'uomo è quello che per diventare adulto ha bisogno di una cura e di un tempo molto maggiore rispetto a tutti gli altri. Una lucertola che nasce oggi in pochissimo tempo, domani o dopodomani, in pochissimi giorni diventa una lucertola perfettamente compiuta come lucertola, una lucertola adulta indipendente e compiuta. Per un uomo non è così. Non solo un bambino appena nato, ma anche un bimbo di due anni o di cinque anni non sopravvive se non c'è chi l'accompagna. Ci vogliono molti anni perché diventi indipendente, è un caso unico nella natura. Ma attenzione, non è solo una questione di sopravvivenza: quando un uomo è compiuto come uomo? E’ la realtà del soggetto che è diversa, è la natura dell’essere umano che non si compie solo nella sua sopravvivenza. Un uomo ha bisogno di tutta la vita per compiere la propria umanità, ha bisogno di un cammino molto lungo per diventare se stesso: ha bisogno di un cammino che non finisce mai... che non finisce mai! Questo è il cammino che chiamiamo educazione.
La scuola è solo un aspetto di questo cammino educativo, per come percepisco la portata di ciò di cui stiamo parlando. La natura dà all'uomo un padre e una madre, la natura determina in modo chiaro nel padre e nella madre, nella dimora della famiglia il primo ambito di quest'accompagnamento dell'io. La famiglia e poi il popolo, la comunità, sono l'ambito in cui la persona è accolta e sollecitata a realizzare l'orizzonte per cui è creata. Se non c'è un ambito umano, una “dimora”, è come se l'io rimanesse incompiuto.
Don Giussani ha indicato diverse volte questo fatto in modo mirabile: "Il concetto di dimora dice che non vi può essere questa attuazione dell'io, non vi può essere «io» in quanto esistente, se non nella grande ipotesi educativa che Dio prevede facendolo nascere. L'io non si attua senza questa dimora." E ancora: “Se io metto un seme di faggio sul tavolo anche dopo mille anni, posto che tutto rimanga tale e quale, non si svilupperà niente; se io prendo questo seme e lo metto dentro la terra esso diventa una pianta, non è l'humus che sostituisce l'energia irriducibile, la personalità incomunicabile del seme, l'humus è la condizione perché il seme cresca. La comunità è la dimensione e la condizione perché il seme umano dia il suo frutto, questa comunità è il soggetto che educa, è la compagnia umana il rapporto umano che educa.” E ci vogliono quindici, vent’anni per iniziare ad avere una consapevolezza di sé adulta, e anche a vent’anni si è solo all'inizio, e se si è veramente tesi al proprio compimento anche a 40, 50, 60 anni si sente ancora la domanda e la ferita per la propria incompiutezza, anzi di più, e cresce la tenerezza per questo bisogno infinito che noi siamo, e si è ancora più coscienti di aver bisogno di essere educati perché sia più piena la coscienza di sé e del reale, del senso delle cose e del desiderio di felicità.
Ma ora vorrei dire che questo seme così particolare che è l'uomo, è anche il punto di autocoscienza dell’universo intero. L’essere umano è esso stesso il frutto di tutta la storia dell'universo: non c'è momento della storia cosmica che non concorra al nostro esserci qui e ora. Il singolo ragazzino che è nella tua scuola, così come ciascuno di noi, è come il punto di arrivo di un percorso incredibile: tutta la storia cosmica di 14 miliardi di anni, di eventi giganteschi e finissimi hanno consentito la preparazione di quella terra per quel seme. Quando avevo i miei figli piccoli, li portavo all'asilo, a Milano dove abito, e mi ricordo che una volta una delle maestre, una maestra bravissima, mi disse: “Beato te però, che adesso vai a studiare le galassie, le stelle, e io resto qui con tutti questi marmocchi che frignano tutto il giorno!” Lo diceva simpaticamente, ironicamente, e io ironicamente le ho risposto: “Ma allora non hai capito niente! Quello che hai tu qui, quello che sta accadendo a voi oggi in questa stanzetta è, dal punto di vista cosmico, la cosa più grande che esista! Tu stai prendendo per mano questo vertice della creazione, il frutto più alto di questa storia totale del creato che noi così, un po' a tentoni, cerchiamo di ricostruire con l’indagine scientifica, tu oggi lo stai prendendo per mano perché arrivi a compiere se stesso.” Non so se ho detto proprio così, ma quello fu il contraccolpo... Voglio dire che se l’uomo è lo scopo della creazione, allora non c'è modo più diretto e profondo di collaborare alla creazione che quello di educare questi bambini, questi giovani a diventare se stessi."

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